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Exit tax: guida per imprenditori che vogliono spostare l’attività all’estero

  • Febbraio 27, 2026

Vuoi trasferire la tua impresa all’estero? Cosa sapere prima di affrontare l’Exit tax

Stai valutando di trasferire la tua attività in un altro Paese per accedere a un sistema fiscale più competitivo o a nuovi mercati? Ti sei chiesto quali conseguenze fiscali possa avere lo spostamento della sede o della residenza della tua impresa fuori dall’Italia?

Quando si decide di delocalizzare un’azienda, uno degli aspetti più delicati da considerare è la Exit tax, l’imposta applicata sui plusvalori latenti degli asset nel momento in cui questi escono dalla giurisdizione fiscale italiana. Non si tratta di una penalizzazione, ma di un meccanismo che mira a tassare il valore maturato nel territorio nazionale prima del trasferimento.

Comprendere come funziona l’Exit tax è fondamentale per pianificare correttamente il passaggio all’estero, evitare contestazioni e strutturare l’operazione in modo sostenibile dal punto di vista finanziario e normativo.

In questa guida analizziamo quando si applica, come si calcola e quali strategie adottare per gestirla in modo efficace. 

Guida all’Exit tax: cos’è e chi deve pagarla?

L’Exit tax, letteralmente “tassa d’uscita” è un’imposta che viene applicata agli asset o al reddito capitalizzato, quando questi vengono spostati al di fuori dei confini nazionali.

In pratica ogni volta che un’azienda effettua un trasferimento sede all’estero, si attiva l’Exit tax sulle plusvalenze “latenti”, i guadagni non ancora realizzati, ma potenziali, sui beni accumulati nello Stato italiano prima che esca dalla sua giurisdizione fiscale.

Lo scopo di questa manovra è prevenire l’evasione fiscale, si attiva infatti quando la società vuole spostare la residenza all’estero, in un Paese a fiscalità più vantaggiosa, prima che lo Stato italiano possa perdere il potere di tassare gli utili che verranno effettivamente realizzati.

A tal fine viene calcolato il valore di mercato dei beni e il loro costo fiscalmente riconosciuto quando viene effettuato il trasferimento societario.

In Italia, la normativa di riferimento dalla Exit tax è l’art. 166 del TUIR che ha recepito la direttiva 2016/1164/UE, stabilendo che l’imposta si applica a:

  • imprenditori individuali;
  • società di persone e di capitali;
  • enti commerciali residenti in Italia.

Trasferimento della sede all’estero ed Exit tax: come funziona?

L’imposta scatta quando l’azienda viene trasferita all’estero perdendo la residenza fiscale italiana.

Se invece l’azienda mantiene in Italia un’organizzazione stabile, per esempio conservando attiva una sede operativa e continuando di conseguenza a pagare il fisco italiano sui beni rimasti, non viene applicata la exit Tax agli asset relativi a quella sede.

Ecco uno schema riassuntivo sull’ Exit tax.

ASPETTO COSA COMPORTA
Finalità dell’imposta Evitare la perdita di gettito fiscale sui valori maturati in Italia prima del trasferimento all’estero
Base imponibile Plusvalenze latenti, cioè l’incremento di valore di beni e asset non ancora ceduti
Soggetti coinvolti Società ed enti fiscalmente residenti in Italia che trasferiscono la residenza all’estero
Modalità di calcolo Differenza tra valore normale di mercato e valore fiscale residuo, con applicazione dell’IRES (24%)
Esenzione L’imposta non si applica se i beni rimangono legati ad una organizzazione stabile in Italia

In pratica l’imposta interessa i componenti dell’azienda al momento del trasferimento all’estero e viene calcolata sulla differenza tra valore di mercato e valore fiscale residuo al netto degli ammortamenti.

Se ad esempio l’azienda possiede un brevetto che a bilancio vale 10.000 euro, ma ha un valore di mercato stimato in 100.000 euro, la exit Tax viene applicata sulla plusvalenza di 90.000 euro applicando l’IRES al 24%. L’azienda dovrà quindi pagare 21.600 euro.

Perché affidarti a Enalo Capital per trasferire la tua azienda all’estero

I motivi che possono portare un imprenditore a trasferire la società all’estero possono essere diversi, ma tutti convergono nell’obiettivo finale della crescita del business. In diverse giurisdizioni estere è, infatti, molto più semplice fare impresa, per esempio la fiscalità in Romania è vantaggiosa e il sistema favorisce il reinvestimento e la capitalizzazione.

A fronte dei numerosi vantaggi che questa operazione può offrire, il pagamento della Exit tax non deve essere considerato come un ostacolo. Grazie alle direttive europee esistono infatti delle opportunità di rateizzazione: gli imprenditori che trasferiscono l’attività in un Paese dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo “collaborativo” possono chiedere di rateizzare l’imposta spalmandola in 5 anni. In questo modo possono affrontare uno spostamento all’estero con maggiore serenità grazie alla possibilità di pianificazione finanziaria.

Perché non dovresti internazionalizzare i tuoi affari e conquistare nuovi mercati?

Da oltre 20 anni, noi di Enalo Capital, aiutiamo gli imprenditori a realizzare il sogno di aprire società operative all’estero e holding, nel rispetto delle normative italiane e locali.

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