Cosa sono i Paesi black list e come costruire un percorso internazionale sicuro
Capire come funzionano i Paesi black list è fondamentale per chiunque gestisca un’attività internazionale o stia valutando investimenti oltreconfine. La scelta della giurisdizione incide infatti su tassazione, compliance, accesso ai mercati e livello di trasparenza richiesto dalle autorità fiscali. Non si tratta solo di individuare il Paese con il regime più vantaggioso, ma di comprendere quali implicazioni comporti operare in Stati considerati ad alto rischio fiscale rispetto a quelli che adottano standard internazionali di cooperazione e scambio di informazioni.
La distinzione tra Paesi inclusi o meno in black list influisce su deducibilità dei costi, controlli stringenti, adempimenti aggiuntivi e possibili criticità nelle operazioni cross border. Allo stesso tempo, esistono giurisdizioni non in black list che offrono vantaggi competitivi senza violare norme o esporre l’impresa a rischi inutili.
In questa guida analizzeremo in modo semplice e operativo le differenze tra Paesi black list e Non, aiutandoti a scegliere con maggiore consapevolezza dove strutturare attività, investimenti e veicoli societari internazionali.
Black list fiscale UE e lista antiriciclaggio: qual è la differenza?
Quando si parla di black list è facile confondere le diverse liste pubblicate dalle autorità europee, ma si tratta di strumenti normativi distinti, con obiettivi e criteri completamente diversi: da una parte c’è la black list fiscale UE e dall’altra esiste la lista UE dei Paesi ad alto rischio di riciclaggio (AML).
- Black list fiscale UE. È la lista ufficiale dei Paesi non cooperativi a fini fiscali, aggiornata dal Consiglio dell’Unione Europea e riguarda giurisdizioni che non rispettano standard di trasparenza fiscale, tassazione equa e cooperazione con il Global Forum dell’OCSE/G20.
- Lista UE dei Paesi ad alto rischio di riciclaggio (AML). È un elenco separato, previsto dalla normativa antiriciclaggio, che identifica le giurisdizioni con carenze nella prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Nel suo aggiornamento del 10 giugno 2025, la Commissione Europea ha rimosso Panama da questa lista, insieme a: Barbados, Gibilterra, Giamaica, Filippine, Senegal, Uganda, Emirati Arabi Uniti. L’uscita dalla lista AML riguarda esclusivamente gli aspetti legati alla prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo e non ha alcun effetto sulla classificazione fiscale del Paese. Panama resta infatti nella black list fiscale UE e vi rimarrà finché non aggiornerà il proprio regime di esenzione sui redditi di fonte estera e non dimostrerà un adeguato livello di cooperazione con il Global Forum, in conformità agli standard richiesti dall’Unione Europea.
Come vengono individuati i Paesi black list UE
Con il termine “black list”, ovvero “lista nera”, si indica l’elenco dei Paesi a fiscalità privilegiata considerati ad alto rischio di evasione o elusione fiscale. In pratica, i Paesi black list sono quelle giurisdizioni note come paradisi fiscali, dove il livello di trasparenza è ridotto e i controlli sulle attività economiche risultano meno rigorosi rispetto agli standard internazionali.
La loro classificazione non è mai casuale. Un Paese viene inserito in black list quando applica regimi ritenuti dannosi, non aderisce agli accordi di scambio di informazioni o adotta livelli di opacità tali da rendere più difficile monitorare operazioni finanziarie e societarie.
Tra gli indicatori più utilizzati rientrano:
- assenza o quasi totale assenza di imposte sui redditi senza adeguati requisiti sostanziali;
- normative che garantiscono elevato anonimato societario;
- mancata partecipazione agli accordi internazionali di cooperazione fiscale;
- scarsa trasparenza nei controlli sulle attività economiche;
- strumenti che possono favorire l’occultamento di patrimoni o di flussi finanziari.
Conoscere i criteri con cui un Paese viene inserito in black list è essenziale per valutare correttamente rischi, vincoli e alternative, soprattutto quando si pianificano investimenti o strutture societarie all’estero.
Ecco quali sono i Paesi nella lista fiscale UE
Gli elenchi dei Paesi presenti nella black list fiscale sono pubblicati e aggiornati dal Consiglio dell’Unione Europea, l’unico organo che emette ufficialmente la lista dei Paesi non cooperativi a fini fiscali.
Il Consiglio dell’UE ha aggiornato il 10 ottobre 2025 la lista dei Paesi non collaborativi dal punto di vista fiscale, ovvero quelli che non rispettano i criteri europei in materia di trasparenza, scambio di informazioni e governance fiscale. L’elenco comprende:
- Samoa americane
- Guam
- Palau
- Russia
- Anguilla
- Figi
- Panama
- Trinidad e Tobago
- Samoa
- Vanuatu
- Isole Vergini degli Stati Uniti.
Investire nei paesi black list: quali sono le conseguenze per le imprese?
Aprire un’attività all’estero o stringere accordi con aziende che operano in Paesi black list, espone gli imprenditori e gli investitori a rischi significativi.
Sebbene non siano previste sanzioni dirette, l’UE ed i suoi paesi membri mettono in atto alcune misure difensive per disincentivare la collaborazione con aziende situate nei paesi della lista nera o investimenti in queste giurisdizioni:
- Maggiori controlli fiscali. Le autorità fiscali nazionali, in Italia è l’Agenzia delle Entrate, esercitano rigidi controlli sui flussi finanziari verso conti bancari esteri chiedendo che vengano giustificati in modo dettagliato. Sono previste sanzioni pecuniarie elevate se emergono omissioni o irregolarità nella dichiarazione o se vengo accertati investimenti non dichiarati.
- Restrizioni nell’accesso ai fondi. Alcuni fondi UE non possono essere convogliati verso Paesi che rientrano nella black list per esplicita disposizione normativa. Tra questi vi sono ad esempio il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD) e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS).
- Impatto negativo su reputazione e relazioni commerciali. Svolgere operazioni commerciali o aprire attività in Paesi black list può danneggiare la reputazione dell’azienda, che può essere considerata poco seria e inaffidabile. Questa situazione, insieme alle restrizioni e alle complessità operative messe in atto dall’UE per contrastare le operazioni di antiriciclaggio o finanziamenti illeciti, rende difficile l’accesso ai mercati internazionali. Anche la collaborazione con partner stranieri, ad esempio stipulando contratti di joint venture, diventa difficile se non impossibile.
Investire all’estero in Paesi Non in black list? Perché affidarsi a Enalo Capital
Come abbiamo visto, gli investimenti effettuati in Paesi in black list comportano rischi elevati sia sul piano fiscale che su quello legale. L’imprenditore che avvia operazioni in queste giurisdizioni viene spesso sottoposto a controlli severi da parte dell’autorità fiscale del proprio Paese di residenza e, in caso di irregolarità o mancate comunicazioni, può trovarsi a dover sostenere sanzioni pecuniarie particolarmente onerose.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento critico: il danno reputazionale. Operare in giurisdizioni considerate non trasparenti può minare la credibilità dell’azienda agli occhi di partner commerciali, investitori, istituti finanziari e stakeholder, specialmente se si tratta di settori regolamentati o con elevati standard etici. In alcuni casi, questa percezione negativa può compromettere rapporti commerciali, accesso ai finanziamenti e la possibilità di collaborare con realtà internazionali.
Per evitare queste complicazioni e costruire un percorso di internazionalizzazione sicuro, la scelta migliore è orientarsi verso Paesi inclusi nelle “whitelist”, ovvero Stati riconosciuti dall’UE come fiscalmente collaborativi. Queste giurisdizioni garantiscono un ambiente normativo solido e trasparente, consentendo alle imprese di operare con maggiore serenità e di accedere a vantaggi concreti come:
- tassazioni agevolate o più competitive rispetto all’Italia;
- semplificazioni nella dichiarazione dei redditi esteri;
- minori controlli e rischi fiscali;
- stabilità normativa e maggiore tutela legale;
- reputazione solida e più ampie possibilità di collaborazione internazionale.
I Paesi in cui Enalo Capital opera, Romania, Portogallo, Lussemburgo, Ungheria, Repubblica Ceca, Paraguay e Seychelles, rispettano gli standard internazionali e rappresentano soluzioni affidabili, sicure e vantaggiose per strutturare società operative, holding o veicoli di investimento. Grazie ai loro regimi fiscali competitivi e a un elevato livello di compliance, offrono opportunità concrete per espandere il business senza esporre l’azienda a rischi inutili.
Siamo specializzati in consulenza finanziaria corporate, pianificazione fiscale internazionale e sviluppo di exit strategy, e ti accompagniamo in ogni fase del percorso, dall’analisi preliminare alla piena operatività all’estero.
Contattaci per richiedere una consulenza e capire dove il tuo business può crescere davvero!
